Che cosa significa acquacoltura e quali sono i benefici di questa attività? La richiesta di prodotti ittici cresce costantemente a livello globale, nel contempo, l’impatto ambientale della pesca intensiva e i cambiamenti climatici in atto hanno sollevato negli anni un problema di sostenibilità, poiché l’antropizzazione rischia di compromettere gli equilibri naturali.

L’acquacoltura rappresenta una svolta in positivo. Non a caso uno degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile – Sustainable Development Goals (SDG) dell’Agenda 2030 dell’ONU riguarda proprio la “Vita sott’acqua” e serve da monito per intraprendere azioni concrete per preservare in modo durevole le risorse marine globali. 

In questo articolo di approfondimento, esploreremo cos’è l’acquacoltura, i suoi vantaggi, la situazione dell’acquacoltura in Italia e nel mondo e le prospettive future in termini di sostenibilità.

Cos’è l’acquacoltura: significato

L’acquacoltura è l’insieme delle attività, differenti dalla pesca, finalizzate all’allevamento in acqua e alla produzione controllata di organismi acquatici come pesci, molluschi, crostacei e piante acquatiche (acquacoltura piante).

Questa pratica può essere realizzata sia in ambienti di acqua dolce, come fiumi e laghi, sia in ambienti di acqua salata, come mari e oceani, ma anche in bacini artificiali, negli stagni e nelle lagune.

Con riferimento alle pratiche di produzione adottate, può essere suddivisa in tre categorie principali:

  • Estensiva
    Si basa sull’impiego principale di risorse naturali e un basso grado di antropizzazione. L’input principale dell’uomo in questo tipo di allevamenti è rappresentato dal controllo delle acque e dall’introduzione di esemplari più giovani.


  • Intensiva
    Presuppone un maggiore intervento, infatti le specie coltivate sono alimentate direttamente dall’uomo grazie a tecnologie implementate ad hoc. È comunemente utilizzata per le coltivazioni monospecie.


  • Semi-intensiva.
    È un ibrido tra le modalità descritte sopra. L’uomo interviene integrando e controllando l’alimentazione naturale con l’obiettivo di accrescere la specie.

In base al tipo di prodotto coltivato, invece, l’acquacoltura può distinguersi in:

  • Piscicoltura (o itticoltura)
  • Molluschicoltura
  • Crostaceicoltura
  • Alghicoltura

I vantaggi dell’acquacoltura

In generale, l’acquacoltura può essere una risposta concreta all’allevamento intensivo, generando vantaggi reali per le specie interessate, per l’ambiente e per l’alimentazione umana nell’ottica della One Health che coinvolge tutti questi elementi.

Consente di mantenere maggiore controllo sui prodotti ittici. Il rispetto delle quote e limiti sulle taglie permettono una continua ripopolazione delle specie e la conservazione della biodiversità. È più facile preservare l’ambiente marino, riducendo l’impatto dell’attività umana. Il continuo monitoraggio degli allevamenti abbatte i rischi legati alla sicurezza alimentare.

I prodotti

L’acquacoltura si concentra, in particolare su:  

  • Pesci, come salmone e trote in acque dolci, spigola e orata in acque salate e tilapia
  • Molluschi, come ostriche, cozze e vongole
  • Crostacei, come gamberi, granchi e mazzancolle
  • Piante acquatiche, come alghe e piante marine

Questi sono utilizzati in numerosi settori, in primis l’alimentazione umana, ma anche nella cosmetica, nella nutraceutica e in farmaceutica.

L’acquacoltura in Italia e nel mondo

Secondo l’ultimo report FAOThe State of World Fisheries and Aquaculture 2022”, nel mondo la produzione attuale di prodotti ittici si attesta intorno alle 178 milioni di tonnellate, di cui 90 milioni (51%) derivano dalla pesca di cattura e 88 milioni di tonnellate (49%) sono prodotti grazie all’acquacoltura.

Della produzione totale, l’acquacoltura rappresenta il 30% del raccolto in acque marine (circa 34 milioni di tonnellate) e l’83% del raccolto nelle acque interne (circa 55 milioni di tonnellate).

Inoltre, nel mondo, sono state prodotte 36 milioni di tonnellate di alghe marine, di cui il 97% proveniente dall’acquacoltura.

L’Italia è uno dei principali player europei nell’ambito dell’acquacoltura, con una produzione annua che supera le 200.000 tonnellate. Le principali regioni sono l’Emilia Romagna, il Veneto, il Friuli Venezia-Giulia, la Puglia e la Sardegna. Le specie più coltivate sono trota, spigola, orata, mitili e vongole veraci.

Nel nostro Paese, l’acquacoltura offre notevoli opportunità di sviluppo economico, con un crescente interesse per pratiche sostenibili e innovative, come l’acquaponica e l’acquacoltura offshore.

Prospettive future e sostenibilità

L’Unione Europea crede molto nell’impatto positivo dell’acquacoltura e nel suo ruolo nello sviluppo del comparto ittico tanto da dedicare il 32% delle risorse del Fondo per la politica marittima, della pesca e dell’acquacoltura (FEAMPA 2021-2027) alle attività di acquacoltura sostenibile, la trasformazione e commercializzazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura che contribuiscono alla sicurezza alimentare dell’UE.

Grazie al totale del FEAMPA, l’Italia disporrà di quasi 520 milioni di euro di fondi europei e di 470 milioni di euro di cofinanziamento nazionale fino al 2027.

In effetti questi investimenti sono giustificati dalle importanti sfide che attendono questo settore, soprattutto nell’ottica della sostenibilità ambientale, visto che diverse organizzazioni contestano diversi aspetti dell’acquacoltura intensiva, ricalcando fondamentalmente le stesse problematiche degli allevamenti intensivi di bestiame.

Le principali sfide future dell’acquacoltura ruoteranno intorno a questi ambiti:

  • Tecniche innovative
    L’introduzione di nuove tecnologie e metodi di coltivazione, come l’acquaponica e l’acquacoltura multitrofica integrata, può ridurre l’impatto ambientale e migliorare l’efficienza della produzione.


  • Migliore gestione delle risorse
    Attraverso una migliore gestione delle risorse, come l’uso di mangimi sostenibili e la riduzione dello spreco, l’acquacoltura può diventare ancora più sostenibile.


  • Certificazioni e standard
    L’adozione di certificazioni e standard di sostenibilità, come quelli promossi dal Aquaculture Stewardship Council (ASC), può garantire una migliore gestione ambientale e sociale delle pratiche di acquacoltura.

I gas alimentari nell’acquacoltura

L’acquacoltura, quindi, guarda con positività al futuro e i gas alimentari possono essere di grande aiuto per il settore. Da qui nasce l’impiego sempre più estensivo di anidride carbonica e ossigeno per la lavorazione del pesce da allevamento

L’anidride carbonica è un’alternativa valida all’utilizzo di prodotti e sostanze chimiche per la neutralizzazione dell’acqua, il controllo del pH e la neutralizzazione dell’ammoniaca derivante dagli scarti del pesce. 

Invece, l’aggiunta di ossigeno consente di aumentare i livelli di crescita e la densità del pesce allevato, aumentando la capacità produttiva dei sistemi di allevamento. 

In sintesi, l’utilizzo di anidride carbonica e ossigeno per la lavorazione del pesce da allevamento contribuisce a soddisfare la crescente richiesta di pesce sicuro e di alta qualità, nonché a garantire la sostenibilità ambientale e la redditività economica dell’industria ittica.

Approfondisci l’offerta dei gas alimentari SIAD dedicata all’acquacoltura o per saperne di più scrivi a: foodandbeverage@siad.eu